Milano, nel boschetto di Rogoredo dopo la sparatoria. Feder: “C’è tanta paura”
l racconto del volontario:
“Nessuno ha scelto di venire qui. Cerchiamo di far accendere in loro la lampadina del cambiamento” Cronaca (Milano). “C’è tanta paura. Ci sono tanti punti di domanda.
Siamo a 500 metri dall’Arena del ghiaccio e si è sparato. I Giochi che noi vogliamo vincere sono i Giochi di questa tremenda disperazione che vivono queste piantine fragili di una Milano che sempre più spinge e sempre più non si accorge di perdere pezzi”, così Simone Feder, psicologo attivo nel recupero dei tossicodipendenti, racconta il clima che si respira nel boschetto di Rogoredo a seguito dell’uccisione di Abdherraim Mansouri, 28enne di origine magrebina, ucciso da un poliziotto lo scorso 26 gennaio.
“Siamo in una terra di nessuno dove regna la disperazione. Stasera c’era molta paura nelle persone, però noi volontari non smettiamo di venire. Il nostro obiettivo è quello di aiutarli e ricondurli al cambiamento:
fare da ponte di speranza verso tutte quelle famiglie che ci chiedono aiuto per sapere dei loro figli che non si sa se sono vivi o morti. Nessuno ha scelto di venire qui, c’è tutta una sofferenza e una storia che merita rispetto. Ci sono persone qui che sono anni che non vengono chiamate per nome.
Noi ci ricordiamo di loro, portiamo biancheria intima e mangiare e cerchiamo di costruire un aiuto e far accendere in loro la lampadina del cambiamento”.
Feder fa il volontario nel boschetto di Rogoredo: ogni mercoledì sera da nove anni insieme a un gruppo di volontari offre cibo e indumenti a chi frequenta la piazza di spaccio più nota del sud di Milano. “Non sappiamo neanche che sostanze ci siano. Bisogna controllare ciò che c’è in giro: noi facciamo i tossicologici ai ragazzi e cerchiamo di capire che non ci siano cose diverse in giro come il Fentanyl perché sarebbe una distruzione di massa, una quarta guerra mondiale.
I prezzi si abbassano, c’è concorrenza tra i venditori che cercano di fidelizzare i clienti. La nera, l’eroina, si vende a dieci euro, la bianca, la cocaina, a trenta. Qui non trovi hashish o marijuana o ketamina, qui c’è la bianca e la nera”, racconta a proposito di come funziona la piazza di spaccio. “Faccio fatica a parlare di Rogoredo. Rogoredo devi viverla. Qui bisogna avere i guanti bianchi per approcciare questa sofferenza”.
