26 giugno, Giornata Mondiale contro le Droghe: una domanda che riguarda tutti

26 giugno, Giornata Mondiale contro le Droghe: una domanda che riguarda tutti

Il 26 giugno si celebra la Giornata Mondiale contro le Droghe e il traffico illecito di sostanze. Una ricorrenza che rischia, ogni anno, di essere confinata ai numeri, alle statistiche, alle cronache. Eppure, dietro ogni dato c’è una storia, un volto, una ferita, una ricerca. C’è una persona.

Da tempo mi interrogo su come stia cambiando il rapporto dei giovani con le droghe. Le sostanze cambiano, si trasformano, seguono i mutamenti della società e delle fragilità che la attraversano. Oggi aumenta l’uso di crack e cocaina, mentre l’assunzione di eroina resta sostanzialmente stabile e quella della cannabis, pur rimanendo preoccupante, mostra segnali di diminuzione. Ma la domanda più importante non è soltanto che cosa viene consumato. La domanda è: perché?

Perché un ragazzo sceglie proprio quella sostanza? Quale bisogno, quale dolore, quale vuoto o quale desiderio cerca di colmare? Dietro la diffusione della cocaina, ad esempio, non possiamo leggere soltanto una tendenza di mercato. Dobbiamo avere il coraggio di riconoscere il riflesso di una società che spesso chiede di essere sempre performanti, sempre all’altezza, sempre veloci. Una società che lascia poco spazio alla fragilità e alla possibilità di fermarsi.

Per questo la lotta alle droghe non può limitarsi al contrasto dello spaccio o alla cura delle conseguenze. Deve interrogare il modello di società che stiamo costruendo. Deve chiederci quale idea di futuro stiamo offrendo ai nostri giovani e quale posto stiamo riservando alle loro paure, alle loro domande, alla loro sete di significato.

Siamo chiamati a un cambio di paradigma. Come adulti, educatori, genitori, cittadini, dobbiamo avere l’umiltà di entrare in un territorio che spesso ci appare sconosciuto. Non per giudicare, ma per comprendere. Non per imporre risposte semplici, ma per costruire relazioni capaci di accogliere la complessità. Perché è nella relazione che spesso nasce la possibilità di una rinascita.

E voglio ricordarlo oggi con forza: esistono storie che parlano di speranza. Ho incontrato giovani che vivevano nei boschi, consumati dalla dipendenza e dalla solitudine, e che grazie all’incontro con qualcuno che non li ha abbandonati sono riusciti a riprendere in mano la propria vita. Oggi vivono in comunità, affrontano ogni giorno la fatica del cambiamento e ci insegnano il significato più autentico della resilienza. Sono tra le persone più forti che abbia conosciuto.

Penso anche ad Alice, una ragazza salvata dal bosco di Rogoredo. Quando l’ho incontrata sembrava che il suo destino fosse già stato scritto dalla sofferenza. E invece no. Alice ha ricominciato a credere in sé stessa, ha trovato nuove ragioni per vivere, ha studiato e oggi si è laureata. La sua storia ci ricorda che nessuna persona coincide con il proprio errore, con la propria dipendenza o con il momento più buio della propria vita.

In questa Giornata Mondiale contro le Droghe, allora, non fermiamoci alle sostanze. Guardiamo le persone. Ascoltiamo le loro domande, le loro fragilità, i loro sogni. Perché ogni volta che una vita viene recuperata, ogni volta che un giovane ritrova la strada, non vince soltanto lui: vinciamo tutti noi. E ritroviamo, come comunità, un pezzo della nostra umanità.

Simone Feder

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